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Un “semplice” prefabbricato «prestato» dall’Italstat, quasi un hangar di aeroporto quello che si erige tra vialoni desolati e casermoni di cemento armato dove fai fatica a pensare che qualcosa di buono o di bello possa trovare radici in questa zona Est della capitale. D’altronde – il pensiero vola, cosa di buono – dicevano alcuni – può venire da Nazareth? E invece, e invece qualcosa di buono e di bello avviene sempre. Perché è proprio qui, in questa casa della periferia est denominata Tor Bella Monaca, più precisamente in via dell’Archeologia, che la forza della carità e della Provvidenza hanno operato cose belle come quelle messa in atto da questa piccola comunità di missionarie di Madre Teresa, ribattezzate, le salvatrici di Kabul, le ragazze con il sari, come amano chiamarle nel quartiere; semplicemente sister per i 14 minori imbarcati nell’ultimo ponte aereo disponibile, da Kabul a Roma, grazie all’operazione Aquila 1 messa in campo dalla nostra aeronautica militare. Piccoli profughi, tutti disabili, abbandonati da tutti, perché – è duro anche scriverlo – la cultura e le famiglie afghane considerano la disabilità uno stigma, una piaga. Ragazzi, fra i 6 ed i 20 anni, che non sarebbero mai sopravvissuti all’inferno di Kabul. Da qui la coraggiosa decisione di pensare più che a se stesse alla loro vita. Metterli in salvo dunque e farlo subito. Dopo l’abbandono improvviso deciso dalle forze di pacificazione americane ed europee e con l’avanzata ed ingresso in città dei talebani che avverrà, come d’accordi presi con le stesse forze militari occidentali, il 31 agosto. Poco tempo dunque per riflettere ancora. Dopo quindici anni di presenza e di attività tra le strade della capitale afghana, anche le Missionarie sono costrette a lasciare il paese, non senza però i loro piccoli indifesi.

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Un po' come nelle pellicole cinematografiche di Urla nel silenzio o Salvate il soldato Ryan … il ricordo, mi dice una consorella, va a quel 22 agosto dove “A Kabul si respirava aria di vendetta e di paura e dove anche noi eravamo nel panico, con i talebani che battevano i quartieri, casa per casa, cercando attivisti e collaboratori e non passava giorno senza che nella nostra casa arrivassero uomini e donne chiedendoci una lettera di referenza nella speranza di poter passare il check-in americano per lasciare il paese. Quando abbiamo deciso di andare via, nessuna agenzia governativa voleva prendersi la responsabilità di accompagnarci all’aeroporto internazionale di Kabul perché – ci dicevano – la sicurezza non poteva essere garantita né per noi né per i ragazzi. Solo il 25 agosto, verso le 22.00, con un pullman scortato dalla polizia, siamo riusciti ad arrivare all’aeroporto e siamo riuscite a salire con i ragazzi sul volo, organizzato dall’operazione militare italiana “Aquila1”. Era la fine di un incubo, che purtroppo rimane per chi è rimasto”.
Un racconto incredibile, ci dice Sergio D’Alessandro, dirigente della nostra Sezione caritativa, che insieme ad una rappresentanza di soci della Sezione, ha voluto far visita alla piccola comunità per ringraziarle per il gesto di amore e di solidarietà dimostrato in quei terribili giorni.
“Certamente una iniziativa eroica che ha il suo fondamento nella vita e testimonianza di madre Teresa la quale molte volte sfidò e mise in gioco la sua vita, per aiutare e salvare i più piccoli fra noi, i più indifesi, come lo erano e sono i bambini di Kabul la cui sorte sicuramente sarebbe stata ed è comparabile a quella di altre centinaia di bambini separati dalle loro famiglie nella situazione caotica di evacuazione generale che tutti noi abbiamo potuto vedere ed assistere, dai telegiornali: Madri che, pur di salvare i loro figli, li consegnavano e lanciavano letteralmente nelle braccia dei militari americani sopra il muro spinato divisorio altro tre metri. Anche per questo come Sezione caritativa abbiamo sentito non solo il dovere ma anche un obbligo morale, incontrare e ringraziare le suore della comunità di Tor Bella Monaca, per questo gesto incredibile di carità eroica offrendo e portando loro dei piccoli dono-giocattoli e l’assistenza per quanto riguarda le prime procedure anagrafiche di riconoscimento e di assistenza sanitaria. Piccole cose ma che sommate, a quelle di altre iniziative di sensibilizzazione implorate da papa Francesco, farà sentire meno soli questi martiri incolpevoli di Kabul, La carità, come ci
insegnano le missionarie, opera a 360 gradi. E Cristo ci insegna a donare tutto noi stessi verso il prossimo. Umilmente mi domando. In quella situazione, quanta fiducia anch’io avrei riposto nella Madonna e nella Provvidenza per un esito sicuro e felice di questa iniziativa?”.

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nella Basilica Papale di San Giovanni; altrettanta gioia ha rappresentato per me il sentire quanta unione di intenti ci sia tra i Soci che rendono vivo e attivo questo Sodalizio.
Il Natale è un momento di festa e di vita che ci ricorda quanto amore abbiamo a disposizione dentro e intorno a noi per fare la volontà del Signore. Il Natale non è una
semplice data sul calendario, ma un tempo di passaggio
da sentire nel cuore con la consapevolezza della misericordia del Signore che ci ha dato suo Figlio come guida ed esempio di salvezza e fratellanza. Questo è un tempo da vivere ascoltando i significati più profondi che porta con sé, trovando gioia e conforto nella preghiera e nell’unione con il prossimo; ma è un tempo – come ci ha invitati il Santo Padre Francesco in un recente Angelus – durante il quale

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porre anche le basi per agire concretamente verso il bene: “Prendiamo un impegno concreto, anche piccolo, che si adatti alla nostra situazione di vita, e portiamolo avanti per prepararci a questo Natale… Troviamo una cosa concreta e facciamola!”. In questa esortazione ritrovo un profondo messaggio di augurio che dobbiamo fare nostro come cristiani e come testimoni di una storia lunga e gloriosa: continuare ad adoperarci per gli altri, offrire il buono che sappiamo e possiamo quando ci viene richiesto, tendere una mano con fiducia sentendo nel nostro cuore che si tratta della giusta scelta che si rinnova ogni volta, come ogni volta si rinnova quella promessa di speranza che è il Natale.

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