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In famiglia...

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senso di quello che fa. Il tema della preghiera ha in lui un posto privilegiato. Spesso, immancabilmente, ricorre a Sant’Agostino, che conosce come pochi, il vescovo d’Ippona autore delle Confessioni, un classico dello spirito che suggerisce come lettura per i giovani, in cui il grande Dottore formula preghiere anche molto accorate, ritenute necessarie per il nostro cammino di vita, e dal quale il giovane Ratzinger raccoglie come un monito sulle grandi domande della fede che - dice - ci fa comprendere quello che davvero siamo o dovremmo essere.

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Dopo aver ricoperto diversi incarichi pastorali e direttivi in varie sedi, l’attività di professore valente di teologia all’Università di Bonn (1959), gli permette di spiegare come il pensiero critico, se nutrito di fede robusta, ancorché supportato da maggiori strumenti di analisi validi alla conoscenza disinteressata della verità, costituisca una base indispensabile per una chiara comprensione di ciò che possiamo, o meglio, dobbiamo fare da cristiani credibili. Quello che ci è chiesto è restare fedeli al Vangelo, scaturigine di luce e di verità, vivendo dentro la storia con “fede illuminata e vissuta”, come disse in un discorso a Subiaco il 1° aprile 2005 soprattutto guardando in alto. È da lì che viene la luce, per camminare sui giusti sentieri; ma anche di avere la forza di dire no quando ci venisse chiesto di tradire i valori che ispirano il nostro vivere e agire.


SUL FRONTE DELLA CULTURA
Cultura, tema chiave per Joseph Ratzinger, uno dei principali promotori della cultura europea. Egli sa quali sono le nostre radici, soprattutto ha coscienza precisa che l’Europa è essenzialmente una identità culturale di cui la religione giudaico-cristiana costituisce la base.
Sin da giovane sente la passione per la buona musica, con preferenza della classica (suona il pianoforte), per i libri, ogni libro, uno dei modi per trovare sollievo, e ama l’arte “rivelatrice” del mistero, che ingentilisce gli animi, concepite insieme nella loro accezione universale e nell’ambito più generale di una cultura chiamata a giocare un ruolo primario nella vita dei popoli, e che pertanto non si autolimiti;

non già meramente utilitaristica, che sviluppa forzosamente la ricerca in direzione dell’accrescimento del benessere e delle forze materiali, ma che affondi le sue radici nei valori di Dio e dell’uomo. Cultura, quindi, come “insieme di valori” sui quali, lo sostiene da sempre, l’Europa futura ritroverà se stessa e la sua unità: unità di cultura, come armonia di arte, scienza e pensiero; unità di spirito, come concordia di animi; unità in Dio, prima di tutto Dio, che a tutto dà vita.
È all’Occidente progredito, che pretende di elevare a verità ogni avvenimento, pensando di poter fare a meno di Dio, che il Papa guarda più profondamente. Ormai da tempo, rilevate certe disfunzioni anche per via di uno sviluppo senza freno che riguarda piuttosto un aspetto materiale della vita, ritiene che sarebbe grave danno l’esclusione della conoscenza di Dio da qualsiasi campo.
Così come, nel momento in cui l’Europa moderna ricerca le vie per il raggiungimento di una opportuna coesione sul piano culturale oltre che economico, ritorna con maggiore richiamo sul valore della cultura, essendo già patrimonio da secoli. Non manca di valorizzarla, avendo, la cultura, agito profondamente, attraverso le epoche, in molteplici modi e sotto diversi aspetti, sulla vita di tutti i popoli d’Occidente e non solo.
E così, le puntuali analisi condotte, la ricerca in senso ampio e pluralistico compiuta nel rispetto del mutare delle culture e del loro storico costituirsi, una visione storica di Dio fatto uomo, hanno via via acquistato uno spazio e un peso rilevante nella ricchissima dotta produzione di Joseph Ratzinger: si va dai diari alle memorie, ai primi saggi di teologia, dai libri religiosi a quelli di particolare intensità, attraversati da tematiche anche esistenziali attuali ieri come oggi, alcuni di carattere autobiografico e fra questi La mia vita (1997), in cui si è raccontato con candore e determinazione, rivivendo gli anni fra il 1927 e il 1977, miscelando visione, vocazione, cultura. E poi ci sono Il sale della terra (1997) in un colloquio con il saggista Peter Seewald, il libro-intervista con Vittorio Messori Rapporto sulla fede, uscito nel 1985 e pubblicato in decine di lingue. Suoi anche Introduzione al cristianesimo (2003, prima edizione 1968), un’analisi serrata sullo stato del cristianesimo, che in Europa ha il suo centro vivente, e Svolta per l’Europa, presentato nel febbraio 1992 nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano. E non ultimo, il più atteso, Gesù di Nazareth, il cui primo volume fu pubblicato nel 2007 da Rizzoli; di Gesù non ha mai smesso di occuparsi anche dal punto di vista storico, frutto di intenso lavoro avviato in anni fervidi di apostolato rilevanti anche per efficienza di ruoli, per il susseguirsi di segni edificanti di onestà e trasparenza davanti a Dio e davanti agli uomini, piccoli e grandi insieme, ai quali, appena eletto, si rivolge dicendo di essere “l’umile operaio nella vigna del Signore”, qualifica che più dura e più onora, a ricordare il passo del Vangelo da lui stesso citato in quel giorno.


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