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In famiglia...

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al progetto di Dio. Devo corrisponderlo. E la prima risposta che nella festa di oggi ci viene chiesta è quella della santità. Ci ha scelti per essere santi e immacolati davanti a lui nella carità. In questa stessa Basilica si è svolto il concilio Vaticano II, e qui i vescovi e i padri concicliari nel dover scrivere quella vera costituzione che parla della Chiesa, la Lumen gentium, qui ha voluto dire a ciascuno di noi il programma che ogni cristiano deve compiere nella sua esistenza per corrispondere la chiamata di Dio: la santità. La chiamata universale alla santità.

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È quanto ci ha proposto in quella sua bella lettera Papa Francesco, Gaudete ed exsultate, là dove ci dice che la santità è il volto bello della chiesa. Se noi cerchiamo di essere santi, noi rendiamo bella la Chiesa. La purifichiamo da tutte quelle sozzure che purtoppo noi uomini di chiesa, noi credenti, con i nostri peccati costruiamo davanti a chi cerca il bel volto della chiesa che si realizza in quella santità quotidiana. “Santi della porta accanto”, come li ha definiti Papa Francesco. Come si vive la santità? Come si realizza la santità? Direi innanzitutto con la testimonianza. Una parola che ritorna come programma di vita per la vostra Associazione. Per ogni credente, ma voi appartenete a un’Associazione che fa della testimonianza un suo tratto peculiare.

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La testimonianza di quell’amore che siamo chiamati

ad esprimere perché ne sperimentiamo in noi l’esistenza, perché amati da Dio. Come Dio ha amato Maria, così ama ciascuno di noi. Con quell’amore che ha ispirato ciascuno di noi singolarmente. E la testominanza si trasforma in una fedeltà a chi ama. Ecco il secondo termine di cui voi siete esperti: testimonianza e fedeltà. Essere fedeli alla chiamata, sempre. Nonostante tutto. E allora fratelli miei lasciatemi concludere con una breve espressione del Santo vescovo Agostino che illumina in modo particolare la solennità che oggi stiamo celebrando. Agostino, che predicava nel giorno di Natale, esponeva il mistero della Vergina Maria che dava alla luce suo figlio. E a quanti ascoltavano diceva così: perché ti meravigli di tutto questo? Era conveniente che Dio nascesse così. Quando si degnò di diventare uomo. Così ha creato Maria. Prima che venisse formato nel grembo materno Cristo Gesù già esisteva e poiché era onnipotente poteva essere formato pur rimanendo ciò che era prima, ma si formò una madre mentre lui era presso il padre e mentre veniva fatto dalla madre, rimase per sempre del padre. Come avrebbe potuto smettere di essere Dio quando cominciò ad essere uomo, se a sua madre fece dono di non smettere di essere vergine quando lo partorì.

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Ecco fratelli miei, Dante ha utilizzato un’espressione ancora più sintetica: figlia del tuo figlio. Agostino ci dice che in Cristo sono fatte tutte le cose. San Paolo ancora una volta ce lo ripete: in Lui. Questa peculiarità che dobbiamo sempre mantenere ferma nella vita cristiana. In Lui, in Cristo. In Lui siamo figli, in Lui siamo eredi, in Lui siamo amati, in Lui siamo perdonati, in Lui condividiamo la vita di Dio, in Lui siamo chiamati anche noi a essere santi.
Possa questa parola di Dio che abbiamo acoltato portare ancora la nostra mente a riflettere, e preghiamo con le stesse parole con cui abbiamo iniziato questa eucaristia. Perché nella Vergine Madre, libera dai propri peccati, anche noi possiamo camminare in santità di vita, e così sia.

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