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Dopo cinquant'anni...

 

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I Salmi,una scuola di...

 

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Le attività del Gruppo Allievi...

 

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Prima di una riflessione sulla Parola di Dio che abbiamo ascoltato, lasciatemi ringraziare il presidente dell’Associazione, gli assistenti e i sacerdoti che concelebrano con me, e dire quanta gioia provo nel condividere con voi questa solennità e questa festa a voi tanto cara. E a questo si unisce anche il senso di gratitudine per tutte quelle volte in cui il Dicastero che presiedo bussa alla vostra porta e non la trova aperta, la trova spalancata. Grazie per questa testimonianza che date e per questa disponibilità ad essere sempre presenti nel servizio alla Chiesa e al Santo Padre. Abbiamo ascoltato la parola di Dio e ci chiediamo che senso può avere per noi oggi. Siamo qui raccolti in un luogo che per la festa dell’Immacolata Concezione ha un valore storico: qui il Papa Pio IX, l’8 dicembre del 1854 proclamava il dogma dell’Immacolata concezione. Che cosa significa per noi oggi ricordare questo mistero che tocca la Vergine Maria. Perché di fatto si parla di un mistero, si parla di qualche cosa che nella nostra fede ha bisogno di essere illuminato e spiegato da Dio stesso. Il mistero non è ciò che non si capisce, per noi credenti il mistero è ciò che ci viene spiegato, è ciò che ci viene illuminato quando ci poniamo davanti a Dio. Lui stesso rivela, rende manifesto quello che è il contenuto del suo essere presente in mezzo a noi. E oggi ci parla di Maria, che come abbiamo ascoltato nel Vangelo di San Luca, ha trovato grazia presso Dio. È da questa parola che dobbiamo partire: Maria è piena di grazia, ha trovato grazia presso Dio. Dio aveva su di Lei un progetto, un progetto che finalmente si è realizzato. Un progetto fin dai primordi, e infatti la Prima Lettura ci ha portato alla prima pagina del primo libro della Bibbia. Alla Genesi. Dio non aveva creato l’uomo per la morte, per l’infelicità. Dio ha creato l’uomo per la felicità, per la vita insieme con lui. Ma è entrata la disobbedienza, è entrata di forza la tentazione, è entrato quel male che l’uomo era chiamato a lasciare in disparte, fuori da sè. Non devi mangiare di quell’albero. E invece l’uomo si è lasciato tentare, ha pensato che poteva fare a meno di Dio.

E questo, fratelli miei, è anche uno dei tratti che caratterizza la cultura contemporanea. L’uomo oggi pensa di poter fare a meno di Dio, si nasconde davanti alla sua presenza, ha paura perché non sa quello che Dio gli può chiedere.

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Ecco allora che il progetto di Dio diventa quotidiano. Dio vuole riportare l’uomo al patto primario, originario
della creazione. E qui trova il posto privilegiato. In questa ragazza: Mryam, come dice la lingua originale. Che già nel nome diice amata da Dio: é una delle tradizioni che diamo al nome di Miryam nell’ebraico, nell’aramaico: amata da Dio. Qui questa donna amata da Dio, fa comprendere a cosa ognuno di noi è chiamato. Ecco il primo significato della festa di oggi. Fratelli miei, Dio ha un progetto per ciascuno di noi. é un progetto che ha da quando siamo venuti in questo mondo. E la nostra esistenza credente, cristiana, dovrebbe essere quella di capire quotidianamente come attuare il progetto di Dio.
San Paolo nella lettura che abbiamo ascoltato, in questa bella lettera agli Efesini, ce lo ha ricordato: in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo. Dio non ha pensato solo a Maria, Dio ha pensato anche a ognuno di noi. Ci ha scelti prima della creazione del mondo. Perché Dio ha scelto me? Perché ha scelto ciascuno di noi? Quale progetto ha Dio sulla mia vita? Quale realizzazione devo portare a questo progetto? Qui viene il secondo pensiero: se Dio ha un progetto su di me, allora di conseguenza io ho una missione da compiere. Io ho una responsabilità da assumere. Non posso rimanere neutrale davanti

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