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“Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinnovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire alle stelle.”

L’anima di Dante, come la pianta giovane che rifiorisce e si copre di nuove fronde, è stata purificata ed è pronta per l’ascensione in Paradiso; con questa sublime similitudine si conclude la cantica del Purgatorio.
Il viaggio di redenzione e rinascita del sommo poeta trova nella dimensione del pentimento la via per la purificazione dai peccati. L’uomo si presenterà al cospetto di Dio solamente quando avrà avuto somma comprensione della liberazione dagli errori commessi nella propria vita, per prepararsi ad un’esistenza nuova, di spiritualità e di contemplazione dell’“amore che move il sole e l’altre stelle”, ovvero Dio, nella sua concezione ultima e definitiva: l’entità assoluta che accoglie nella sua dimensione di amore puro le anime degli uomini, concedendo loro di vivere una vita nuova ed eterna.
Questo spazio metafisico di beatitudine destinato alla vita dell’anima, nella visione di Dante assume delle connotazioni anche parzialmente fisiche, che permettono all’uomo, ancora nella sua dimensione materiale di poter percepire ed accedere al regno di Dio: questo passaggio avviene nella osservazione del cielo e delle stelle, elementi che sono ricorrenti nelle tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, opportunamente poste nelle terzine finali di ognuna di

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esse, quasi come a significare la speranza e la possibilità di passaggio posta alla fine di ogni viaggio.
Occorre innanzitutto chiarire come Dante definisce l’universo cosmologico: il poeta seguiva il sistema astronomico tolemaico, caratterizzato dalla terra posta al centro dell’universo e con tutti gli altri pianeti intorno ad essa; il sole in questo sistema occupava il posto della terra, concepita da Dante come divisa in due emisferi: quello settentrionale, formato dalle cosiddette terre emerse e quello meridionale, formato dalle acque. La terra, nella visione del sommo poeta è una sfera al centro dell’universo, circondata da nove cieli oltre i quali ve ne era un decimo, chiamato Empireo, che racchiudeva al suo interno l’intero universo, ed oltre il quale non esisteva nulla. Proprio in questo cielo Dante pone la sede di Dio.
Appare evidente quindi l’importanza che viene data alle concezioni astronomiche nel poema: nell’avvicinarsi verso Dio, nel lungo percorso che Dante compie, esiste una successione, non solo di significato ma anche terminologica, che si delinea sempre di più con l’avanzare degli stadi dell’anima: Nell’ avvicinarsi all’Empireo, diventano sempre più frequenti le descrizioni, le similitudini e le metafore collegate ai corpi celesti, come a significare che anche la mente ed il linguaggio, nella via della purificazione diventano più elevati e pronti a rafforzare l’anima nel prepararsi alla visione suprema di Dio, da questo la facoltà della mente, tramite la parola, di poter vedere in maniera sempre più nitida le stelle ed il cielo e di poter salire verso loro.
L’uscita dall’oscurità dell’inferno, in assenza di luce e di poter rivedere le stelle simboleggia da un lato il buio
della corruzione dell’anima unitamente alla purificazione successiva, nella quale il poeta finalmente con cuore rinato può serenamente salire alle stelle, che segnano un momento di transizione: il passaggio dalla purificazione al desiderio di accedere all’eterna conoscenza.
Analizzando la terminologia adottata da Dante, possiamo notare come nell’architettura e nella struttura dell’intero poema la lingua assume un significato fondante nella comprensione del messaggio e nella sua espressività e forza: il linguaggio dà potere allo svolgimento dell’azione diventando così l’architrave di appoggio del sistema filosofico e teologico proposto al lettore.
Il cielo che Dante “vive” e descrive nella perfetta regolarità dei suoi movimenti delinea l’ordine universale e permette di percepire il senso dell’eterno e dell’infinito.
Il Purgatorio si conclude così: “puro e disposto a salire
alle stelle”: il cuore umano lavato delle sofferenze e delle afflizioni trova la sua rigenerazione nella dimensione della purificazione; solamente uncuore, simbolo dello spirito, in queste condizioni di rinnovamento può permettere all’ uomo-Dante, ma direi all’intera uanità di presentarsi al cospetto di Dio, nel modo che si confà al viaggiatore: salendo verso le stelle.
La scelta del termine “salire” esalta il passaggio ad una
dimensione superiore, più elevata, da dove finalmente è possibile osservare e percepire fisicamente la luce delle stelle, simbolo di luce divina, che finalmente

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